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Sensazioni - Eindrücke

sensazioni ritrovate...‏

I giorni, le sere, le notti sono cambiati:
così uguali a loro stessi
eppure imprevedibili.
Non essere più padroni del proprio tempo,
del proprio ritmo,
del proprio io.
Ma lo siamo mai stati?

Quello che una volta era una nuvola
di impalpabile e misteriosa libertà,
oggi ha sembianze
di un sentiero ritrovato
che rincuora e consola;
tango.

Daniela Z.

 

Sensazione


Per una sola volta che hai provato la sensazione di essere la musica

camminerai nella vita con i pensieri rivolti a quell'istante,

perche li sei stato e li agogni di tornare.

(xxx)

 

Un pensiero da Sabrina

...c'è bisogno di intuizione

di una ininterrotta logica del cuore

di una impalpabile leggerezza dell'essere

se ci si vuole accostare alla magia del percepire...

 
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A Tullia e Franz

Il viaggiatore appartiene al luogo che attraversa.

 

Nella nostalgia dell’abbraccio primigenio,

insieme meta e rifugio, rifugio e meta,

nuova scoperta ed eterno mistero,

ricongiungimento all’Uno,

al Tutto,

si nasconde l’anima del tango.

E’ quella sensazione di unità,

tanto più effimera quanto più è piacevole e profonda,

a tutto corpo, senza parole,

che ci fa desiderare sempre nuovamente.

Ritrovare la stretta,

morbida e sicura,

in cui ci sentiamo irrimediabilmente a casa

ancora prima di riconoscerci.

L’altra metà nel Simposio di Platone,

il pensiero che, nel Fedro,  mette le ali

e danza.

Come acqua

scivola sul legno

e con virgole rubate alla sostanza delle nuvole

costruisce un discorso, sempre diverso eppure uguale,

con la sua punteggiatura e i suoi slanci.

Il gioco dell’ascolto e dell’invito,

lontananza e vicinanza,

soste e accelerazioni,

in un’autentica  bolla

invisibile, ma inarrestabile e concreta

l’energia sottile

ci fa sentire vivi.

laura mautone ©

 

Un'estate andata

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Un’estate goduta, un’estate ballata, un’estate andata,
abbiamo sorriso, abbiamo giocato..., abbiamo ben girato,
input e feedback, uno scambio prolungato,
un feeling creato, aggiustato..., dai, migliorato.

Spostamenti di peso appena accennati,
lievi segnali appena indicati.

Ho iniziato a non pensare, a lasciarmi andare,
a fidarmi delle sensazioni, effettuando avvolte, alcune inversioni;
E dopo aver varie volte inutilmente, tentato,
giunte le note giuste, non abbiamo più mollato.

Mentre sempre più alti continuavamo a girare,
inevitabile, la sensazione è stata quella di volare.

Quasi, come se avesse voluto farmi provare nuove sensazioni,
lei sempre più dolce, ha assecondato le mie intenzioni,
e quando la canzone stava per terminare,
in accordo con lei, le prossime note altrove, siamo andati a cercare.

(xxx)
 

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.

.

Perché vagando fra monti e passi, si trovano cose mai immaginate,

. . . . . . . . . Bandeon, Passo San Pellgrino, settembre 2009.

. . . . . . . .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . By Mauro

 

L'ETOILE

di Vincenzo Florio

Il teatro era ancora vuoto. La prima fila, con tutte quelle poltrone non ancora occupate, lo tentava senza dargli tregua.
Non ne aveva diritto, lo sapeva bene. I posti erano numerati, rigorosamente numerati, e quindi era finito lontano dal palco e del tutto spostato sulla sinistra. Colpa sua, che si era deciso a comprare il biglietto troppo tardi.
Ci sono mali peggiori nella vita, pensò. Si sarebbe goduto lo spettacolo così, invidiando coloro che si erano assicurati una visuale migliore.
Avere una relazione con l'Etoile, questa volta, non gli aveva comportato alcun vantaggio. La sua relazione, però -inutile negarlo- era un privilegio per definizione, e quindi non aveva proprio alcun diritto di lamentarsi. Ci sarebbero state altre occasioni per ammirarla meglio. Tanto ormai era destinato a non perdersi un solo spettacolo, tempo e denaro permettendo.
Col tempo avrebbe anche imparato ad apprezzare nei dettagli le prodezze che la sua Etoile sapeva regalare agli immancabili aficionados. Lo studio teorico della danza classica –attività che ultimamente assorbiva gran parte del suo tempo libero- gli stava fornendo rapidamente le cognizioni necessarie.
Studiava quel mondo per il piacere di studiare, ma lo faceva anche per godere della sua relazione privilegiata. Lo faceva volentieri, senza forzature. Era il suo modo di sentirla vicina, anche quando lei, in realtà, si trovava all´altro capo del mondo.
Non era stato facile all´inizio, ma ora gli sforzi cominciavano ad essere ricompensati. Si era conquistato a fatica il suo diritto di appartenenza, un legame che sentiva sempre più solido mano a mano che la natura di ciò che aveva appena cominciato ad indagare si rivelava in tutta la sua carica ammaliante. Faceva parte di quel mondo, ormai, se non altro perché aveva acquisito la sensibilità necessaria: non aveva più bisogno della ragione per accorgersi se, durante gli spettacoli, il tocco magico del talento faceva sentire la sua presenza. Era il cuore che gli veniva incontro, segnalandogli, con i suoi sussulti, i momenti in cui doveva prestare maggior attenzione.
Riusciva già ad apprezzare aspetti che fino a qualche mese prima gli sarebbero sfuggiti. Sapeva valutare, ad esempio, il dono naturale delle ballerine che, nel developpé a la seconde, portavano la gamba ampiamente oltre le spalle, così come riteneva di poter individuare a colpo sicuro l'artista che, tra tutte le figure danzanti presenti sul palco, fosse in grado di eseguire senza tentennamenti i 32 fouettes richiesti dalla tradizione ottocentesca.
Superfluo aggiungere che la sua Etoile non tentennava mai...

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Sinceramente...

Noi! Noichi?
 
Sinceramente…

Non è facile eppure sono qua,
oggi, come ogni settima, sono qua,
e qualsiasi scelta che farò sarà sempre uguale,
qualcuno apprezzerà, qualcuno meno, qualcuno
se ne accorgerà, qualcun altro no, quanti?
Grande entusiasmo da parte di tutti,… …all’inizio,
poi io, solo, qualcuno guarderà? Servirà a qualcosa! E allora,
sinceramente…? Avvolte, come ora, mi domando, sinceramente…?
“??????????????????????????????????????” ?

Torniamo a prima,…
Rapido ricerco, speranzoso di trovare qualcosa,
un espressione, un colore, un emozione,
un dettaglio, un ricordo, un sostegno, per appoggiarmi e far
volteggiare, cercando di esprimere ancora una volta, Tango.

Et voilà, una sequenza frivola,
parole facili, troppo semplici
dall’esperienza di un neofita espressa
curiosamente, aspettando chi riesce a fare meglio?
Davanti alla folla, incerto, timido, dubbioso, davanti
a voi spettatori, con i riflettori degli occhi attentamente puntati…
Una domanda:
Che faccio, pubblico? Certo!
Perchi! Per noi! Noi? “Noichi”?...

(xxx)

 

 

Guardando

 
 
 
 
 
 
 
 Guardando
 
Ballare soli con lui che non c’è mai stato,
non c’è, e mai ci sarà.

Abbracciando figurando, sentendo, immaginando un lui che io vorrei,
che fa sognare, che fa emozionare che fa, …ricordare.

Un allucinazione, una speranza, un illusione…
…un sogno, il mio…
Presente!
 
(xxx)

 

 

È la follia che canta!

 

                    È la follia che canta

                    È la follia che canta,
                    che ti accompagna
                    che non demorde,
                    che ti prende, ti alza e ti butta giù.

                    È la follia che canta,
                    si spaventa, urla, ci spaventa,
                    ci fa sentire male ci fa sentire bene
                    e non ci fa sentire.

                    È la follia che canta,
                    ti guarda, ti ascolta, ti sorride,
                    ti deride senza motivo, poi, silenzio.

                    È la follia che canta...
                    ...e folli siamo noi che la ascoltiamo,
                       e folli siamo noi che ci balliamo,
                       e folli siamo noi, che non la sentiamo.

                    È la follia che canta,
                    che all’improvviso, si alza, si gira,… e se ne va.

                                         (xxx)

 

Ssst...

milonga step

Ssst...

Essere con lei, soli, abbracciati nel silenzio...
ascoltare con i primi passi, lo spazio che si espande.

A disposizione un mare di vuoto da riempire come meglio piace,... ballare, fluttuare, immaginare
cantare note improvvisate sentite, volute, create. Bianco e nero, una sfumatura di grigio, colorare
il mondo come credi, con ciò che senti, con ciò che vuoi. E cosa vuoi?

Vuoi sentirti vivo, vuoi comandare vuoi lasciarti andare, vuoi essere te stesso nell’inevitabile modo
di spogliarti di fronte a lei, perché tu sai che è cosi… …lo è già stato e sempre lo sarà,
ogni volta che lei ti abbraccerà e si lascerà condurre da te in silenzio, senza guardarti
ti conoscerà meglio di quanto mai tu possa conoscere te stesso.

Disarmante, stupefacente e fortunatamente: è così!

(xxx)

 

26/05/2009-00.00.01

                    Linea sinuosa piacevolmente abbracciata,

                    fermata, invertita, spezzata giocata.

                    Serietà, passione, malinconia malata,

                    Visioni credenze, futuri presenti,

                    ascoltare guidare subire perdonare,

                    prendere scomporre, lasciare unire

                    avvolti in un tutt’uno. Divertirsi,

                                        e non solo…!

                                             (xxx)

 

Lentamente muore - Langsam stirbt



Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(Pablo Neruda)
 

Langsam stirbt, wer Sklave der Gewohnheit wird,
in dem er jeden Tag die gleiche Wege wiederholt,
wer nie seine Marke ändert, wer nie riskiert und nie die Farbe seiner Kleider wechselt,
wer mit niemandem spricht, den er nicht kennt.

Langsam stirbt, wer die Leidenschaft vermeidet,
wer Schwarz dem Weiß und das Tüpfelchen auf dem „i „ bevorzugt,
anstatt einer Vielfalt von Emotionen, eben solche die die Augen glänzen lassen,
solche die ein Gähnen in ein Lächeln verwandeln,
solche die das Herz in Gegenwart eines Fehlers und Gefühlen hoch schlagen lassen.

Langsam stirbt, wer den Tisch nicht umstülpt, wenn er sich unglücklich auf seiner Arbeit fühlt,
wer um einen Traum zu verfolgen die Sicherheit für Unsicherheit nicht riskiert,
wer sich nicht einmal in seinem Leben die Freiheit nimmt, sich vernünftigen Ratschlägen zu entziehen.

Langsam stirbt, wer nicht reist, wer nicht liest, wer keine Musik hört,
wer nicht das Edle in sich selbst findet.
Langsam stirbt, wer die Liebe zu sich selbst zerstört;
wer sich nicht helfen lässt.

Langsam stirbt, wer die Tage damit verbringt,
über sein Unglück oder über den ununterbrochenen Regen zu klagen.

Langsam stirbt, wer ein Projekt abschreibt, bevor er es beginnt;
wer keine Fragen stellt zu Argumenten, die er nicht kennt;
wer nicht antwortet, wenn man ihn nach etwas fragt, das er weiß.

Vermeiden wir den Tod in kleinen Raten, in dem wir uns immer erinnern,
dass leben eine viel größere Anstrengung beinhaltet, als die einfache Tatsache zu atmen.

Nur die unauslöschliche Geduld wird zu einer wunderbaren Glückseligkeit führen.

(Pablo Neruda)